Economia globale e “moderno schiavismo” mentre il clima e l’ambiente cambiano
L’economia di molti stati antichi e moderni si è basata sulla disponibilità di manodopera a basso presso messa a disposizione dallo schiavismo. I lavoratori venivano prelevati prevalentemente in Africa e trasportati nelle aree produttive del sud america e nord america. I prodotti venivano trasportati in Europa per il consumo e per ulteriori rifiniture. Il commercio degli schiavi sulla tratta occidentale era controllato da compagnie francesi, olandesi, tedesche ed inglesi fra le quali primeggiava la English Royal African Company. I vantaggi che le nazioni citate hanno tratto dallo schiavismo sono tuttora vigenti nelle attività economico-finanziarie che hanno avuto storica sede in nazioni prive di risorse naturali ma sede di potenti lobby che controllano ancora gran parte delle risorse naturali (petrolio, minerali ecc.), delle attività assicurative e finanziarie mondiali.
L’economia globale attuale, in buona parte, si basa su una moderna versione dello schiavismo: sono direttamente le lobby che per produrre materiali di consumo a basso costo hanno trasferito le industrie direttamente dove vi è la manodopera a buon mercato. Nelle nazioni (Cina, India ecc.) storicamente povere con economia emergente, senza adeguate protezioni per i lavoratori e l’ambiente, le lobby riescono a produrre con minimi costi i prodotti che poi sono smerciati nelle nazioni storicamente più ricche e avanzate.
Durante lo schiavismo gli “sfruttandi” venivano letteralmente rapiti e trasferiti in altre nazioni per lavorare gratis; ora gli “sfruttandi” non vengono forzatamente fisicamente spostati ma si trasferiscono le attività produttive dove cultura locale e leggi locali consentono quello che nel “vecchio mondo” non è più consentito e che è chiamato sfruttamento dell’uomo e saccheggio dell’ambiente.
Ciò sta determinando un irreversibile impoverimento delle vecchie nazioni ricche e un arricchimento nei paesi poveri dove si concentra anche un crescente consumo di energia e risorse naturali e un crescente inquinamento ambientale.
Le lobby sono sempre più sconnesse dalle nazioni madri, sono ormai una entità senza patria al di sopra degli interessi delle singole nazioni. Abitano nell’etere, comandano via etere, forse si sentono i nuovi Padreterni! Fanno il bello e cattivo tempo, a vantaggio loro e, attualmente, delle nazioni storicamente povere che si arricchiscono.
Da vari anni, ormai, iI “grande capitale” ha sancito: a morte il vecchio mondo, meglio le nazioni emergenti.
I detentori dei grandi capitali accumulati con le attività prevalentemente svolte nelle nazioni europee e nordamericane (vecchio mondo), usando le materie prime in gran parte fornite dai paesi sottosviluppati, hanno decisamente puntato sulla “globalizzazione economica” come strumento per arricchirsi ulteriormente. Tutti sanno che la globalizzazione non è una invenzione del cittadino qualunque ma di chi ha il preciso fine di guadagnare anche a scapito dei cittadini. E’ evidente che la lobby del grande capitale è al di sopra dei confini territoriali e in prevalenza “comanda”, di fatto, i vari governi nazionali; essa non è direttamente “legata” alle sorti dei vari paesi. È una “entità” immaginabile come un evanescente burattinaio che manovra e promuove le azioni; i conflitti tra i burattini non la coinvolgono “affettivamente”.
Esportando e spostando nei paesi emergenti capitali, tecnologie ed esperienze maturate nel “vecchio mondo” le lobby del grande capitale stanno producendo gli stessi “oggetti” a costi notevolmente inferiori. Le condizioni di produzione sono molto vantaggiose per gli imprenditori per l’assenza di regole adeguate che tutelino l’ambiente, le risorse naturali, i lavoratori e a volte anche i consumatori. Gli oggetti vengono poi venduti nel vecchio mondo a prezzi molto convenienti per i produttori. La popolazione dei paesi emergenti sta avendo la possibilità di accedere ad un benessere via via crescente anche se concentrato nelle mani di poche persone grazie alla particolare struttura sociale che caratterizza molte nazioni in via di sviluppo. Il vecchio mondo, conseguentemente, è in crisi crescente. Diminuisce il lavoro, l’assetto socio-economico regredisce, le lobby nazionali mediante governi “amici”, sempre più chiusi nei vari palazzi del potere amministrativo e politico, spremono sempre più i cittadini e guadagnano parassitariamente. In pratica, il vecchio mondo sta momentaneamente deperendo (chi più chi meno); i paesi emergenti sono in progressiva crescita economica.
Che accadrà? E’ probabile che la globalizzazione, così come attuata, innescherà uno sviluppo nei paesi emergenti simile a quello che ha caratterizzato gli ultimi 100 anni del vecchio mondo. Quest’ultimo deperirà! Fra qualche tempo il livello economico del vecchio mondo e dei paesi ormai emersi sarà quasi simile. Quando ciò accadrà che ne sarà stato del vecchio mondo? Probabilmente sarà stato in parte “acquistato” e occupato pacificamente dai paesi emergenti. Un nuovo scenario si profilerà. I paesi ormai emersi comanderanno il mondo? O meglio il grande capitale, sempre come un burattinaio, muoverà nuovi burattini. Se quanto sopra tratteggiato corrisponde ad una parte del disegno (spontaneo o dipinto in toto o in parte dal grande capitale) che si sta progressivamente concretizzando grazie a slogan tipo “la globalizzazione è bella!” e “non c’è alternativa alla globalizzazione” continuamente reiterati da servi di fiducia ne discende che il grande capitale ha decretato (all’insaputa dei cittadini qualunque del vecchio mondo) la morte di quel mondo grazie al quale è ingrassato.
Una precoce presa di coscienza da parte dei cittadini del vecchio mondo economico e la chiara percezione della diabolica e nefasta prospettiva (spontanea e/o guidata) potrebbe fare interrompere (con le buone o con le cattive) la tendenza ormai in atto: rapido e inarrestabile deperimento del vecchio mondo per favorire lo sviluppo degli emergenti. In pratica la lobby del grande capitale (consciamente o inconsciamente) sta governando e accelerando a proprio vantaggio, in maniera traumatica per il vecchio mondo, un processo inarrestabile e necessario: il progressivo sviluppo dei paesi rimasti più arretrati. Come sempre il “potente” comanda, non solo nel proprio feudo nazionale ma nel nuovo feudo mondiale; cambia solo la scala ma la musica è sempre la stessa! La storia evidenzia che spesso i feudatari sono improvvisamente scomparsi, con le buone o con le cattive. Che sia solo una questione di scala?
Fra qualche decina di anni le nazioni povere non saranno più tali in termini economici e militari; avranno sempre più bisogno di risorse naturali ed energetiche il cui quantitativo disponibile non aumenterà sensibilmente.
E’ inevitabile che si creerà un conflitto per il controllo e consumo di energia e risorse naturali: nazioni storicamente ricche contro nazioni emergenti. Le lobby staranno a guardare per individuare come e con chi continuare a lucrare.
C’è un nuovo problema che non viene considerato: la variabile climatico-ambientale che nelle prossime decine di anni, contemporaneamente allo sviluppo delle nazioni povere, determinerà una modificazione nella distribuzione delle risorse idriche e del suolo influenzando in maniera strategica le condizioni di vita di circa due miliardi di abitanti distribuiti prevalentemente tra la parte meridionale del Mediterraneo, il Mar Nero e la Cina meridionale, praticamente tra Europa, Africa ed Asia.
Gli interessi neocoloniali delle lobbies non coincidono più con quelli delle nazioni storicamente ricche. Tra queste spiccano gli Stati Uniti che rappresentano la maggiore forza militare del globo.
Come reagiranno i vertici statunitensi che devono rispondere ai loro amministrati finora abituati a spendere e spandere a piene mani ad un eventuale diminuzione delle disponibilità economiche e ad un collasso delle condizioni di vita? Accetteranno, senza colpo ferire, che la più potente nazione perda il ruolo di avanguardia economica?
Quanto accaduto con lo schiavismo ci può indicare probabili scenari futuri, con le dovute varianti?
Certo che un erede dei diseredati è oggi a capo della più potente nazione mondiale, militarmente e ancora, non si sa per quanto, economicamente.
Accadrà qualcosa di simile nel prossimo futuro?
Economia, finanza, forza militare, prima d’amore e d’accordo: ora non più. Tutto questo in un periodo in cui le condizioni climatico-ambientali stanno cambiando con tutte le conseguenze sugli equilibri finora consolidati in vaste parti del globo e circa due miliardi e mezzo di persone che saranno variamente coinvolte.
Il 6 agosto 2011 viene diffusa la notizia che gli USA per la prima volta sono stati declassati: non rappresentano più la prima potenza economica per affidabilità passando dietro a Germania, Francia e Canada.
Probabilmente gli statunitensi si chiederanno: Ma chi comanda nel mondo? Chi ha i più potenti arsenali militari o i sudaticci servitori detentori dei grandi capitali?
E i cittadini qualunque assisteranno al loro dissanguamento inermi mentre i vari stati eseguono gli ordini dei sudaticci servitori detentori dei grandi capitali che non avendo confini territoriali esercitano in maniera sempre più arrogante i loro ricatti come i famigerati “caporali” che sfruttano a loro piacimento, per ora, gli extracomunitari nelle attività agricole.
Il grande capitale non ha confini territoriali, i cittadini qualunque sono ancora limitati dai vari confini nazionali. La internazionalizzazione e globalizzazione delle azioni dei cittadini qualunque è indispensabile per tenere testa al neocolonialismo nel rispetto delle leggi.
E’ quanto mai necessario che i cittadini eleggano nei posti di governo locale e nazionale persone (non mercenari o aspiranti mercenari) che prima di tutto siano difensori dei cittadini e non servitori dei sudaticci detentori dei grandi capitali che altro non sono che mercanti moderni sfruttatori spietati dei più deboli e indifesi del globo.
Franco Ortolani
Ordinario di Geologia
Università di Napoli Federico II
6 agosto 2011
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