Grazie a Napoli nel Cuore per la foto.
Al presidio di Chiaiano, da domenica 26 ottobre al 2 novembre (dalle ore 18,00), inizierà la lettura di Gomorra, il libro di Roberto Saviano.
Già in diverse città italiane (Roma, Milano, Genova, Torino, Orvieto, Verbania…) si sta leggendo Gomorra in piazza. Radio RAI 3, nella trasmissione Farhenait ha dato inizio ad una maratona di lettura.
Stasera si comincerà anche a Napoli (al museo Pan). Si ipotizzano altri appuntamenti di lettura a Miano, a Scampia e alla Sanità. Il 14 novembre comincerà la lettura anche a Casal di Principe.
Contiamo sull’adesione di chiunque voglia intervenire nella lettura, magari con striscioni e cartelli o anche con la sola presenza.
Una decisa e costante partecipazione, soprattutto se su iniziativa popolare e dal nostro territorio, può essere decisiva per salvare la vita di Roberto Saviano, degli uomini della sua scorta e di tutti coloro che sono in pericolo per la loro attività di denuncia.
Si può così innestare un processo culturale in grado di erodere il degrado su cui attecchiscono ignoranza, sottosviluppo e criminalità.
Salviamo Roberto Saviano. Salviamo noi stessi.
Il Comune di Marano ha offerto il suo contributo per striscioni, manifesti, volantini e attrezzatura (palco, impianto di amplificazione, illuminazione). Nell’attesa che queste promesse si concretizzino al più presto, cominceremo comunque la lettura con i pochi mezzi per ora a disposizione.
Saranno presenti il Alex Zanotelli, il prof. Ciannella e Raffaele Del Giudice.
grande napolinelcuore!!!!
Lo striscione che hai sempre sognato……per ora virtuale….diverrà reale molto presto!!!!!
Con affetto.
Bellissima l’iniziativa! Non poteva non avvenire anche a Chiaiano la lettura di Gomorra! A Chiaiano la comunità protesta per dire no ad uno scellerato piano di smaltimento di rifiuti e intorno ai rifiuti si sono fatte le speculazioni più forti tra camorra, politica e imprenditoria spregiudicate e ciniche…speculazioni sulla pelle e la salute dei cittadini…come ci spiega Saviano, come finalmente abbiamo capito in tanti.
E’ vero..si può iinescare un processo culturale i grado di erodere il degrado….come giustamente dite Voi. Ma la sola lettura in uno spazio aperto non deve bastare….bisogna iniziare da quello spazio aperto, che deve riempirsi di gente…….e poi si deve continuare in altre sedi. Il degrado del territorio è collegato necessariamente a carenze istituzionali……Ragazzi la SCUOLA di queste zone deve giocare un ruolo fondamntale. I dirigenti didattici, gli insegnanti sono in primis educatori e ORA non possono perdere l’occasione di intrecciare un legame col territorio su tematiche così forti che hanno portato le famiglie in strada Continuare con Gomorra all’interno delle scuole (secondaria di I° e II° grado) e a Chiaiano e Marano ci sono anche licei…., continuare con progetti didattici legati al testo….e qui i prof. si possono sbizzarrire (dall’illustrazione del testo per chi fa grafica o altro, alla rielaborazione in chiave storica del testo)…insomma si può lavorare tanto per sensibilizzare i giovani…QUELLI SONO SOPRATTUTTO I DESTINATARI del libro. E attraverso progetti didattici, partendo da Gomorra e dai “suoi territori” citati, descritti dall’autore, si rende più consapevole la gente del di quel legame di appartenenza territoriale da riscoprire, rivalutare e difendere per non cadere nell’abbandono dell’emigrazione, dell’indifferenza.
Io farei un pensiero anche sulla lettura di Gomorra in lingue altre fatta dagli immigrati (penso alle comunità cinesi, africane, dell’est)…..è difficile…ma in sedi adeguate e con l’aiuto di tutti si può fare.
La lettura va continuata ampliando e costruendo le strategie di informazione e di lotta al degrado.
Grazie al presidio e a chi lavora per questa ed altre iniziative!!!!!!!!!
24 ottobre 2008, Peter Gomez
Gandhi, la scuola e le televisioni
Non c’è nulla di casuale nelle dichiarazioni seguite da smentita di Silvio Berlusconi sulla polizia nelle scuole. Il Cavaliere quando parla segue una strategia precisa. Da una parte vuole saggiare le reazioni dell’opinione pubblica abituandola a poco a poco all’idea che contro gli studenti si può utilizzare la forza, dall’altra tenta di distogliere l’attenzione dal nocciolo del problema: ai tagli di spesa nella scuola si è provveduto con un decreto legge senza consultare nessuno.
Il decisionismo, del resto, in giorni in cui cinque telegiornali su sei si limitano a fare da megafono del potere, paga. Quello che la maggior parte degli italiani hanno capito del decreto Gelmini è infatti semplice: alle elementari si ritornerà a mettere il grembiule e nelle classi si tornerà ad avere un solo maestro. Tutto il resto passa in secondo piano. Ovvio che in un paese di anziani come il nostro la controriforma, raccontata così, raccolga ampi consensi. Il grembiule (che oltretutto non è un’idea da buttar via) e il maestro unico riportano alla mente della gente i bei tempi andati. Tempi che, man mano si va avanti con gli anni, sono sempre migliori dei presenti.
Non bisogna quindi farsi ingannare dalle manifestazioni. Chi protesta, per quanto numerosi siano i cortei, per il momento rappresenta solo la minoranza dei cittadini. La situazione può però cambiare rapidamente. La controriforma, per come è stata concepita, è destinata a toccare ampi strati della popolazione, a incidere direttamente sulla vita delle famiglie. Ma, nella gran parte dei casi, non lo farà subito. Molti cambiamenti avverranno lentamente. Per questo Berlusconi si lamenta dei giornali e a parole sminuisce la portata degli interventi (il maestro unico, per esempio, nei discorsi del premier diventa maestro prevalente): il suo obiettivo è prendere tempo e far sì che non si conoscano troppo bene gli esatti contenuti delle nuove norme.
Col passare dei giorni e il crescere delle proteste la probabilità che si verifichi qualche incidente (quasi inevitabile quando migliaia di persone molto giovani scendono in piazza) aumenta. E gli incidenti, che Berlusconi con i suoi interventi sembra voler evocare, rappresenterebbero per lui una vittoria. Le tv ci metterebbero un secondo ad amplificarne la portata innescando una serie di reazioni a catena difficilmente prevedibili.
Che fare allora? Quattro cose: ricordarsi di Gandhi che con la non violenza liberò una nazione, non accettare provocazioni, organizzare proteste sempre più “mediatiche” che possano trovar spazio nei telegiornali, presentare poche e chiare controproposte. Che nel mondo della scuola e delle università si disperdano inutilmente molti capitali è un fatto. Che sia necessaria una razionalizzazione delle spese è un altro fatto (pensiamo, per esempio, alle norme che hanno consentito l’apertura di nuovi atenei in quasi ogni capoluogo di provincia e la creazione di corsi di laurea in materie che non permetteranno a nessuno di trovare occupazione).
Insomma anche manifestando studenti e docenti dovranno continuare a lavorare. Serve subito una piattaforma precisa. Un programma per punti sul quale il governo sia costretto ad aprire la discussione.
http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/
x francospin
a proposito di strategia della tensione che ci aspetta:
http://www.beppegrillo.it/2008/10/maroni_dovrebbe/index.html?s=n2008-10-24
Speriamo che quest’iniziativa coinvolga e abbia successo!
Stiamo andando verso una netta divisione: nord-sud da una parte e la gente del dissenso e la gente del consenso dall’altra. Chi ci governa mira, lentamente e con un finisimo piano mediatico, ad abituarci a certi toni:…al sud …”è guerra civile..” come diceva giorni addietro un autorevole esponente del governo parlando della camorra….come se tuto il sud fosse camorra, omettendo l’altra verità e cioè l’imprenditoria e la politica collegata e usata dalla camorra.
“Facinrosi” i genitori, gli studenti i docenti che sono in piazza. Non si può alzare la testa, on si può dissentire…piovono accuse e frasi che portano a poco a poco a creare una distanza tra i vicini di uno stesso condominio che non la pensano allo stesso modo. Perchè l’attuale governo, formato per la stragrande maggioranza da prepotenti leghisti e per giunta ignoranti, manca del concetto di democrazia, qello del rispetto per tutti anche per chi non condivide le sue linee. I decreti legge possono apparire come atti di decisionismo, di azione concreta che prima èmancata.Ma quando decreti legge passano ignorando non solo l’opposizione al parlamento ma anche e soprattutto la gente, le piazze, i cortei e i presidi….allora SVEGLI è l’inizio della ditattura.
Allora ai verticipolitici si alzanoi toni, si intimidisce, si smentisce, si prende tempo…nell’attesa che qualcosa che stanno preparando accada. Ma i genitori, gli studenti, i docenti dei cortei di questi giorni e gli ambientalisti dei vari presidi d’Italia…cosa vuoi che preparino????? L’appello alla non violenza di Ghandi è ora piùcchemai sacrosanto. Scongiurare qualsiasi provocazione, teniamo alta l’attenzione e soprattutto continuamo a riscoprirci sempre più critici e consapevoli. Non stanno scendendo in strada solo per difendere il maestro unico, ma erchè tagliare la spesa pubblica nella scuola pubblica porta inesorablmente all’incremento delle scuole private dove non andranno i figli degli operai o degli impiegati. Che non potranno arrivare all’università…e il cerchio si chiude. Meno cultura= meno informazione= meno politiche sociali= più politiche di “sicurezza” per un futuro di guerre esterne (così si vendono anche le armi dell’industria bellica del nord e si incrementano gli affari delle mafie del sud) e repressioni interne con le quali liberarsi dei facinorosi.
23 Ottobre 2008
Tagli spietati | Antonio si Pietro
Pubblico un articolo di Nature, un settimanale di informazione scientifica, che riporta un articolo poco edificante sulle scelte politiche in Italia.
L’articolo riguarda il taglio dei fondi per la ricerca operato da questo governo, taglio che è stato allargato poi a tutti i settori dell’istruzione.
L’autore osserva giustamente che anche in un momento di crisi non si può tagliare sul proprio futuro perché significa tagliare sulla speranza di sviluppo e di ripresa del un Paese.
Inutile menzionare il fatto che anche in questo settore, la Ricerca e Sviluppo, l’Italia ha una delle spese più basse all’interno del G8, meno della metà di quanto spendono Francia e Germania.
“Nel tentativo di accelerare la sua arrancante economia, il governo italiano si concentra su obiettivi facili, ma sconsiderati. È un periodo buio e arrabbiato per i ricercatori in Italia, esposti ad un governo che mette in atto la sua strana filosofia per il taglio dei costi. La settimana scorsa, decine di migliaia di ricercatori sono scesi in strada per manifestare la loro opposizione ad una proposta di legge volta a frenare la spesa pubblica. Se passa, come previsto, la legge provocherebbe il licenziamento di quasi 2000 ricercatori precari, che costituiscono l’ossatura degli istituti di ricerca italiani perennemente a corto di personale - e metà di essi sono già stati selezionati per posizioni a tempo indeterminato.
Proprio durante la manifestazione dei ricercatori, il governo di centro-destra di Silvio Berlusconi, che è tornato al governo lo scorso maggio, ha deciso che i fondi di università e ricerca potrebbero essere usati per aiutare le banche e gli istituti di credito italiani. Questa non è la prima volta che Berlusconi ha bersagliato le università. Ad agosto ha firmato un decreto che tagliava i fondi universitari del 10% e ha permesso di coprire solo una posiziona accademica vuota su cinque. Ha anche permesso alle università di trasformarsi in fondazioni private per ottenere introiti aggiuntivi. Dato il clima attuale, i rettori universitari ritengono che l’ultimo passo sarà usato per giustificare ulteriori tagli ai fondi e che alla fine li costringerà a cancellare i corsi che non hanno grande valore commerciale, come gli studi classici o addirittura le scienze di base. La notizia è arrivata all’inizio delle vacanze estive, ma le conseguenze sono state comprese pienamente solo ora - troppo tardi, visto che il decreto sta per essere trasformato in legge.
Nel frattempo, il Ministro per l’educazione, l’università e la ricerca, Mariastella Gelmini, non si è espressa in merito a tutte le questioni relative al suo ministero tranne quella sulle scuole secondarie e ha permesso che decisioni governative consistenti e distruttive fossero eseguite senza fare alcuna obiezione. Ha rifiutato di incontrare i ricercatori e gli accademici per ascoltare le loro preoccupazioni o per spiegare loro le direttive che sembrano richiedere il loro sacrificio. Inoltre non ha neppure delegato un sottosegretario che si occupi di tali questioni al suo posto.
Le organizzazioni scientifiche colpite dalla legge sono tuttavia state ricevute dall’ideatore della legge, Renato Brunetta, Ministro della pubblica amministrazione e innovazione. Brunetta ritiene che si possa fare ben poco per fermare o modificare la legge, anche se è ancora in discussione nei vari comitati e deve ancora essere votata in entrambe le camere. In un’intervista ad un quotidiano, Brunetta ha paragonato i ricercatori ai “capitani di ventura” [sic N.d.T.], mercenari avventurieri del rinascimento, dicendo che dar loro un lavoro permanente equivarrebbe quasi ad ucciderli. Ciò mistifica un problema che i ricercatori gli avevano spiegato: che la ricerca di base di un paese richiede un adeguato rapporto tra il personale permanente e quello precario, con i ricercatori precari (per lo più post-dottorati) che si spostano tra laboratori di ricerca permanenti, stabili e ben equipaggiati. In Italia, come hanno tentato di spiegare a Brunetta, questo rapporto è tutt’altro che adeguato.
Il governo Berlusconi può anche ritenere che siano necessarie delle misure finanziare severe, ma i suoi attacchi alla ricerca di base italiana sono avventati e poco lungimiranti. Il governo ha trattato la ricerca semplicemente come un’altra spesa da tagliare, quando invece dovrebbe essere considerata un investimento per costruire l’economia del sapere del ventunesimo secolo. In effetti l’Italia ha già sposato questo concetto aderendo alla Strategia di Lisbona 2000 dell’Unione Europea, in cui gli stati membri hanno promesso di aumentare i fondi di ricerca e sviluppo (R&D) fino al 3% del loro prodotto interno lordo. L’Italia, un paese del G8, ha una delle spese in R&D più basse del gruppo, essendo appena dell’1.1%, meno della metà di quanto spendono nazioni comparabili come la Francia e la Germania.
Il governo non deve considerare solo i guadagni a breve termine attuati attraverso un sistema di decreti facilitato da ministri compiacenti. Se vuole preparare un futuro realistico per l’italia, come dovrebbe, il governo non dovrebbe riferirsi pigramente al passato, ma capire come funziona la ricerca in Europa oggi.”
Traduzione tratta da Italiadallestero.info.
http://www.antoniodipietro.it
“ PRIMA DI OCCUPARCI DELLA MAFIA DEL PERIODO CHE VA DALL’UNIFICAZIONE
DEL REGNO D’ITALIA E ALL’AVVENTO DEL FASCISMO,DOBBIAMO BREVEMENTE,
MA NECESSARIAMENTE PREMETTERE CHE ESSA COME ASSOCIAZIONE E CON
TALE DENOMINAZIONE, PRIMA DELL’ UNIFICAZIONE,NON ERA MAI ESISTITA, IN
SICILIA”. “ LA MAFIA …… NASCE E SI SVILUPPA SUBITO DOPO L’UNIFICAZIONE
DEL REGNO D’ITALIA”
ROCCO CHINNICI
molte cose non si dicono al vasto pubblico. anche perchè non le pubblicherebbero. la camorra esistente a Napoli prima del 1860 aveva una influenza marginale(chi andava oltre veniva spedito con tutta ” la famiglia” a Ponza e altre isole e in molti casi si rieducavano,Con i savoia,garibaldi,cavour e liborio romano, primo tra i primi ascari nostrani diedero ruoli istituzionali alla delinquenza organizzata assegnando loro ruoli di comando nella polizia dell’epoca.
Scrivere di ieri forse avrebbe fatto paura anche alla mondadori che ha pubblicato il libro del giovane Roberto Saviano ,nostro concittadino.
p.s.:ho scritto per simpatia verso questo blog.invio saluti a Borbonico.
utente anonimo
SAVIANO UNO DI NOI……SEI L’ORGOGLIO DELL’ITALIA!!!!!!!!
Continua la lettura di Gomorra al presidio di Chiaiano. La manifestazione finale è stata spostata l’8 e il 9 novembre per meglio organizzare. Alle 18,00 la lettura, dalle 21,00 musica e spettacoli.
Vi aspettiamo in tanti per manifestare la nostra solidarietà a Roberto Saviano. Collaborate a divulgare.
[...] del presidio antidiscarica di Marano e Chiaiano, promotori nell’autunno del 2008 di un ciclo di letture collettivo su Gomorra. La fulminea azione portata a termine dai due balordi, entrambi giunti in piazza della Pace con il [...]