Comunicato stampa “Vento del Sud”

Posted by ciccio on domenica, novembre 2, 2008, 16:30
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Tragedia annunciata alla discarica di Chiaiano. Ora la Cava deve essere sequestrata!

Sull’argomento il Vice Segretario Nazionale Vicario del Movimento Idea Sociale con Rauti Raffaele Bruno, il Consigliere Comunale di Forza Italia di Marano Angelo Liccardo e il Vice Presidente del Circolo di Alleanza Nazionale di Marianella Mario Perrotta hanno dichiarato:

“La massiccia presenza di ben 300 mc di amianto e di altri materiali tossici e nocivi trovati nel sito della Cava del Poligono a Chiaiano testimoniano che le perplessità che avevamo reiteratamente manifestato in questi mesi erano fondate. Tutti i politici locali, indipendentemente dalla propria appartenenza, hanno il dovere di tutelare con determinazione la salute dei propri cittadini e il territorio dove essi risiedono. Chiediamo, pertanto, alla Magistratura il blocco dei lavori, l’immediato sequestro della Cava del Poligono e l’avvio di una scrupolosa indagine per accertare le responsabilità penali certamente esistenti nel merito della tormentata vicenda. Alle Autorità competenti chiediamo di provvedere alla realizzazione di una radicale bonifica di tutta l’area, posta sotto sorveglianza dell’Esercito”.

Napoli, 1 novembre 2008

L’Addetto Stampa

www.ventodelsudonlus.it

Da “Il Mattino” del 30/10/08

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3 Risposte a “Comunicato stampa “Vento del Sud””

  1. pina
    2 novembre, 2008, 21:19

    Capirai quanto gliene frega a Bertolaso, berlusconi e company…..se c’è l’amianto nella cava. “Loro”, quelli di ieri (governo Prodi) e quelli di oggi (governo berlusconi), lo avranno già saputo chissà quanto tempo fa….Si saranno detti che c’era già l’amianto, veleno più-veleno meno, finiamoli di avvelenarli sti napoletani della periferia nord che neanche sanno dell’amianto sotto la cava.
    E io penso ai miei zii, braccianti agricoli della zona, cinque fratelli di mio padre morti di cancro.

  2. anonimo
    2 novembre, 2008, 21:34

    http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20081030&ediz=NAZIONALE&npag=40&file=obj_886.xml&type=STANDARD

    DANIELA DE CRESCENZO Cava di Chiaiano: è partita ieri, diretta alla procura, un’informativa dei carabinieri che, nel corso di un sopralluogo sollecitato dallo stesso staff di Bertolaso, hanno individuato una mini discarica di trenta metri quadrati (con una profondità di dieci metri) di materiale che potrebbe contenere eternit e quindi amianto. Sarà ora il pm Antonio D’Alessio a esaminare l’incartamento. Sul posto gli uomini del comando provinciale guidato dal colonnello Maruccia. L’intervento è stato eseguito dal maggiore Lorenzo D’Aloia. Sono arrivati poi i tecnici dell’Arpac (direttore Luciano Capobianco) e quelli della Asl. Sono stati trovati cumuli di materiale di risulta di lavori edili: saranno eseguite delle analisi perché si sospetta che ci sia anche dell’eternit. I rifiuti si trovano all’interno dell’area presidiata dai militari, lungo la strada che porta alla cava dove si sta lavorando alla bonifica. Nei prossimi giorni l’Arpac analizzerà i campioni già prelevati e ne scoprirà la composizione. Poi i cumuli verranno rimossi. Una scoperta, quella di ieri, che potrebbe innescare nuove polemiche. E questo anche se ormai quasi quotidianamente in città vengono individuate vere e proprie discariche a cielo aperto. Ieri mattina un altro sopralluogo è stato realizzato a Chiaiano dai vigili urbani di Marano: su segnalazione dei comitati antidiscarica, il Comune ha chiesto ai caschi bianchi di verificare uno sbancamento realizzato per costruire una delle strade che porteranno all’invaso. La discarica dovrebbe aprire entro novembre e dovrebbe raccogliere i rifiuti delle circoscrizioni a nord di Napoli e dei Comuni di Marano e Mugnano. In totale vi saranno sversate 700 mila tonnellate, poi l’invaso sarà chiuso e ricoperto prima di terreno e poi di vegetazione. Al sito si accederà da due ingressi, uno a nord e uno a Sud: inizialmente vi arriveranno solo una trentina di camion al giorno, entro gennaio, a regime, i cancelli saranno quotidianamente varcati da una setttantina di mezzi. Nel sito sono state sistemate delle telecamere, che dovrebbero essere attivate nei prossimi giorni, per permettere a tutti i cittadini di controllare in tempo reale le operazioni.

  3. francospin
    3 novembre, 2008, 1:54

    POLLI DI BATTERIA

    Qualche giorno fa sono andato a Capua. Ho fatto la strada interna, quella delle discariche. Ho guadato la circumvallazione e da Qualiano sono passato al bivio di Casapesenna, ho attraversato Villa Literno, ho deviato apposta – allungando - per San Cipriano d’Aversa, ho sfiorato Casal di Principe. Al ritorno, ho scelto il litorale. Castelvolturno, Ischitella, la vena tumefatta della domiziana.
    Mi sono detto: mi fermerà la polizia. O forse i carabinieri. Passerò il check in dell’esercito.
    Niente. Non ho incontrato una sola pattuglia di qualche cosa. Manco un vigile del fuoco (sì che di copertoni in fiamme ce ne sono, a celare i fuochi su ceneri e vernici tossiche).
    Mi aspettavo la spettacolare risposta dello Stato sul campo di guerra. Ho trovato la solita arsura desertica: quel campo di polvere, quelle case basse, quei grumi di ragazzi fuori dei circoletti a guardarsi intorno, quelle facce di campagna nei bar, quegli occhi che ti puntano all’improvviso per capire chi sei.
    Ho trovato la solita, molle, aria bruciata.
    A Casapesenna mi sono fermato a prendere un caffè in un bar del corso. Mi sono fatto puntare gli occhi addosso. Mi hanno servito con una ruvida gentilezza. Qualcuno si è andato pure a leggere la targa, l’ho intravisto dal banco. Non ho fatto domande e non me ne hanno fatte. Sono filato via.
    La sera dopo ho attraversato la ferita sconnessa che si allunga tra Melito e Secondigliano. Altro clima: gente, auto. Stormi di motorini a girare intorno, a presidiare gli ingressi verso l’interno. Anche qui non ho visto divise, se non le felpe con cappuccio e la scritta NAPOLI che ormai sono l’uniforme dei “guaglioni e miez a vì”. Leggo che in uno di quei vicoli, nella notte, si può arrivare con alcune moto (a me non avrebbero fatto passare), estrarre le pistole e sparare alle ginocchia di cinque ragazzini di 12, 13, 16 anni.
    (Mi chiedo, peraltro, cosa ci fanno ragazzini di dodici anni, a mezzanotte, in un circolo di videopoker e biliardi. Ma queste sono quisquilie)
    Questa mattina sono stato al mercatino di Poggioreale. Nei dintorni del cimitero monumentale di Napoli c’erano le transenne e un nugolo di vigili urbani. A duecento metri da loro, una decina di parcheggiatori abusivi che presidiava un vialone praticando la tariffa bloccata di un euro.
    Nel casertano ho pensato a Maroni e a La Russa, che dopo aver discusso per giorni se i fatti di camorra sono “guerra tra bande” o “guerra civile” hanno pensato bene di lasciare, ancora una volta, il territorio indifeso e sprovvisto della presenza anche solo minima e simbolica dello Stato.
    Tra Melito e Secondigliano ho pensato a quelle figure istituzionali che girano per presidi e teatri a leggere Saviano come fosse il quinto evangelista e poi accettano compiacenti di non-governare un territorio su cui non si ha nemmeno titolo per girare liberamente su libere strade.
    A Poggioreale, ho pensato al mitico Generale Sementa: supercomandante dei vigili urbani di Napoli, che si è insediato qualche settimana fa al grido di tolleranza zero. Lotta spietata ai parcheggiatori abusivi. Due settimane, tanto è durata la legalità. Stamattina i parcheggiatori prendevano il caffè con i vigili, gentilmente erogato con il thermos da una signora che girava per il mercatino con un carrellino dei viaggiatori della stazione, mettendoci sopra una bacinella con ghiaccio e bibite e tre scatole cave delle scarpe con ritz, patatine e cipster.
    Tutto venduto a prezzo unico: due euro. Come in un film di Bellavista.
    Guardo questa Napoli. La guardo tutta nella sua originale natura di area vasta che va dal mare al Matese. La guardo e poi leggo che il Governo ha fatto una sorta di legge speciale: chi deposita rifiuti ingombranti fuori posto - solo su questo territorio – rischia l’arresto e una pena detentiva da sei mesi a tre anni. «E’ la svolta», ha detto enfatico, sempre più telegenico, il prestigiatore Silvan Bertolaso.
    Sorrido.
    Mi chiedo chi farà rispettare questa legge. Mi chiedo chi la temerà. Mi chiedo con quale faccia si può venire su un territorio dove si spara impunemente, si spaccia, si devasta, si rapina, si lavora a nero, si ruba, si vende il rubato a chi poi viene derubato, si falsifica, si esercita una sottile, insistente, violenza quotidiana, a parlare di una nuova legge, che farà tremare le vene ai polsi ai cittadini. Per tre giorni.
    Poi penso a questa frase di Tacito: “Più uno stato è corrotto e più fa leggi”.
    E allora smetto di sorridere e penso che c’è un disegno politico. Da anni. Un disegno per tenerci qui, nel sottoscala. Ad allevare e poi costringere i nostri giovani migliori ad andare via. A tenerci i peggiori e qualche vecchio. Ad alimentare questa Italia diseguale. Siamo il vivaio dello sviluppo di questo Paese. Cresciamo i talenti ma giochiamo in serie D. Chi vuole giocare in serie D? Nessuno. I migliori se ne vanno. Se non vivessimo nella merda, non se ne andrebbero.
    Penso che sia proprio questo il disegno: costruire e mantenere condizioni di vita impossibili e costringerci ad andare via, uno ad uno, alle loro condizioni, per alimentare il loro mercato e tenerlo vivo, selezionandoci, ovviamente, sui titoli e sulla resistenza, sui valori e sulle qualità.
    Napoli deve essere invivibile e spaventosa, deve rimanere così. Perché restando così – stretti tra fuochi d’artificio, propaganda, precarietà globale, povertà, degrado, proclami che alimentano il vuoto - non puoi non sentire la voglia di andare, a un certo punto, andare lontano.
    Il disegno politico è usare questo territorio come allevamento: siamo i loro polli di batteria.

    Pubblicato da antoniomenna a 23.10
    http://www.antomenna.blogspot.com

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