Alternative a discariche ed inceneritori: trasformare CDR in TM

Posted by ciccio on sabato, febbraio 14, 2009, 16:58
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LE PROPOSTE DEL Co. Re. Ri

Intorno al recupero dei sette impianti ex CDR come TM

a cura degli architetti Giuseppe Cristoforoni e Paola Nugnes

Premessa

Il 31 marzo 1998, viene emanata a firma dell’allora Ministro degli Interni Giorgio Napolitano, un’ordinanza ministeriale con la quale si sarebbe dovuto dare avvio al progetto per la realizzazione di una filiera dei rifiuti in Campania.

L’ordinanza prevedeva, tra l’altro, la realizzazione di n.3 impianti di produzione di combustibile da rifiuti (CDR), per la provincia di Napoli e di n.4 impianti per le altre province, e stabiliva di utilizzare il CDR prodotto nelle more della costruzione dell’inceneritore di Acerra, bruciandolo in impianti esistenti, fuori Regione, mano a mano che veniva prodotto (onde evitare accumuli indiscriminati);

In deroga alle prescrizioni dell’ordinanza, che prevedeva una raccolta differenziata pari al 35% entro il 2000, gli impianti verranno dimensionati per smaltire l’intera produzione dei rifiuti (RSU) della Regione nell’intento, dichiarato in una lettera dell’ABI, di non attuare la quota di raccolta differenziata prevista dal decreto Napolitano.

La storia giudiziaria di questi impianti è nota e largamente pubblicizzata ( “ECO BALLE” di Paolo Rabitti): gli impianti non verranno mai realizzati come da progetto; verranno sistematicamente sabotati e manomessi, l’eco balle realizzate non saranno mai CDR a norma, poiché la frazione organica non verrà divisa dalla frazione secca secondo regola; grazie all’“improvvida” omissione nel contratto di venti parole, le balle non verranno, come previsto dal bando bruciate in impianti dedicati nell’attesa dell’inceneritore di Acerra, ma verranno malamente accatastate in siti scelti dal produttore per oltre dieci anni, accumulando con frode le 8 milioni di eco balle che invadono il nostro territorio, alcuni impianti di compostaggio, vaste aree degli impianti stessi ( per le quali il Presidente del consiglio ritiene si debbano realizzare 5 mega inceneritori in Campania.)

“Cip6 per CDR prodotto in 8 anni su metà dei rifiuti urbani della Campania = 453 milioni di euro.

Cip6 per CDR prodotto in 1 anno con tutti i rifiuti= 113,25 milioni euro

Con il CIP 6 è conveniente anche (chiedo venia) bruciare l’acqua” _Paolo Rabitti

All’attualità‘

Al di là delle vicende giudiziarie, su cui indaga la Magistratura, restano, in dotazione al territorio sette impianti, sostanzialmente dei TMB, costati ben 270 milioni di euro, pagati con i fondi strutturali dell’UE, a solida tecnologia tedesca, dimensionati per il trattamento di tutta la produzione di RSU della Campania, dislocati sull’intero territorio Regionale, che a breve passeranno dalla gestione commissariale a quella provinciale; sulla cui destinazione si sta ancora dibattendo.

La legge 123/08 valuta la possibilità di farli diventare impianti di compostaggio o al limite di smantellarli, dato che basa il piano rifiuti sulla vecchia tecnologia di incenerimento a griglia, che brucia negli impianti il tal quale; la Regione, in un impulso imprenditoriale, vuole riportare questi impianti, oggi declassati a tritovagliatori, al loro originario progetto, per recuperare materia e fos e produrre “buon” CDR, da “vendere” come oro agli inceneritori, anche fuori regione, rispolverando la vecchia disposizione dell’ordinanza Napolitano, e ai cementifici Campani, che risultano, però, industrie insalubri di prima classe. Con questo “progetto” di revamping la Regione intende stimolare l’interesse al business delle “ritrose” province per il passaggio di gestione cui sono obbligate dalla L.Reg.4

LA NOSTRA PROPOSTA DI REVAMPING

TESI

Quello che al contrario Noi vogliamo proporre è il recupero dei sette impianti ex CDR quali moderni impianti di TM di ultima generazione, con recupero massimo di materia ed estrusione dello scarto residuo.

Il sistema che vogliamo proporre si basa sul modello di impianti finalizzati a recuperare le frazioni riciclabili”secche” appartenenti al cosiddetto”sopravaglio” e costituite da carta-cartoni-metalli ferrosi e non ferrosi-vetro-plastiche ecc. ed a “stabilizzare” i materiali organici e biodegradabili quali gli scarti alimentari, le falciature, la carta contaminata e il sottovaglio fine. Tale modello non ricorre a modalità preliminari di triturazione che comprometterebbero le successive modalità di recupero dei materiali omogenei.

Infatti, il modello in cui il residuo viene subito triturato per poi essere “stabilizzato” subendo al massimo un grossolano processo di selezione, rivolto a recuperare esclusivamente i metalli, e un processo di stabilizzazione “accelerata” (biossidazione) della parte organica, è volto a produrre Combustibile Derivato da Rifiuti (CDR) ricavato dal “sopravaglio”; sta quindi, dentro la”filiera” dell’incenerimento.

Gli impianti Campani presentano il trituratore all’ingresso.

Noi sosteniamo che con opportune modifiche, anche impiantistiche e strutturali, ma con costi e tempi molto contenuti, si potrebbero trasformare gli impianti Campani nei più avanzati impianti di trattamento meccanico di Italia atti al recupero della materia, per divenire addirittura modello di riferimento per una modalità d’approccio alla questione rifiuti moderna e a più basso impatto ambientale.

Quella del TM è, come tutti noi sappiamo, una tecnologia di trattamento a freddo dei rifiuti indifferenziati, o avanzati dalla raccolta differenziata, che utilizza processi meccanici, prevedendo la presenza di appositi macchinari che separano la frazione umida da quella secca (carta, plastica ecc.), che viene poi riciclata.

Nel febbraio 2003, sei anni  da oggi, un rapporto di Greenpeace Gran Bretagna, intitolato “Gestione a freddo dei rifiuti. Lo stato dell’arte delle alternative all’incenerimento per la parte residua dei rifiuti municipali” dimostrava, che “un impianto di trattamento degli scarti residui è in grado di recuperare circa il 70% dei materiali in ingresso”, infatti, attraverso “sistemi di intercettazione tecnologici ampiamente disponibili sul mercato si possono recuperare i metalli, la carta, il vetro, le plastiche consentendo un trattamento anaerobico e aerobico della frazione organica. “In questo modo “in discarica vi andrà non più del 30% della frazione residua formato da inerti, e materiali organici stabilizzati, fos, la cui potenzialità inquinante e’ ridotta del 90%”, “la collocazione in discarica di ciò che non e’ recuperabile riguarda rifiuti con potenzialità di percolazione e di emissione di fastidiosi odori non paragonabili a discariche per rifiuti tal quali”, (né tantomeno alle scorie e ceneri tossiche per circa il 30% dei rifiuti da incenerimento).

Oggi, con le più moderne tecnologie ampiamente sperimentate sul mercato, quali l’estrusione, di cui parleremo più avanti, è possibile ridurre lo scarto da conferire in discarica ad una percentuale di materiale secco vetroso vicino allo zero. Recuperando anche materiali notoriamente non recuperabili, per un recupero di materia vicino al 99%.

Va comunque sottolineato che questo tipo di impianto non fornisce un’alternativa alla raccolta differenziata. La qualità dei materiali estratti, in particolare delle frazioni di carta e cartone e di quelle organiche, è, infatti, più bassa rispetto a quella che si ottiene attraverso la raccolta differenziata.

Il trattamento TM, dunque, non rappresenta altro che “un sostegno a questo sistema”, che ci appare l’utile e indispensabile supporto impiantistico alle realtà urbane metropolitane che sfuggono ai risultati di R.D. di eccellenza che vengono più facilmente raggiunti nei piccoli centri.

Una volta restaurata la funzionalità degli impianti di selezione fisico-meccanica, va comunque sottolineato che sarà possibile indirizzare ad essi anche la frazione di scarto delle piattaforme CONAI che ricevono i prodotti da RD. La quota di scarto al momento è quantificabile al 45-65% del prodotto conferito, perciò tale operazione renderebbe possibile un ulteriore recupero di materia. ed un miglioramento delle percentuali di R.D.

Il documento integrale, corredato di immagini, è disponibline nel formato PDF, clicca qui.

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2 Risposte a “Alternative a discariche ed inceneritori: trasformare CDR in TM”

  1. 2 marzo, 2009, 19:48

    Mi sembra un ottima proposta. Occorrerebbe presentarla con energia, corredata da qualche studio di fattibilità, alla Regione e/o alle rispettive Amm.provinc. e/o al Commissario Bertolaso.

  2. [...] sono state affidate all’arch. Paola Nugnes, che ha esposto la proposta di revamping degli impianti ex-CDR, con l’aggiunta della linea di estrusione. Proiettato il documentario di Rainews24 “L’ emergenza che non c’era” di [...]

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